Torre Guevara, il più giovane tra i club Rotary della Basilicata

Siamo l’ultimo club sorto in Basilicata, perciò il più giovane. Il 2002 è l’anno della nostra fondazione come club Rotary Club Potenza Ovest. La storia del cambio del nome per identificarci con il simbolo di Potenza: Torre Guevara. Il nome di un club ne riflette lo spirito ed il senso dell’azione che unifica i soci e nel quale i soci si riconoscono e, nel contempo, ha il compito di riassumere il territorio in cui il club opera in uno con il suo simbolo. Il club Potenza Ovest nasce facendo dell’attenzione alla città, alla valorizzazione della sua storia e delle sue aree a rischio di degrado, al bisogno dei cittadini ed all’accoglienza di chi vi arriva nella città di Potenza, il suo territorio d’azione, la sua caratteristica. Di ciò sono testimonianza i numerosi progetti messi in campo. Questo spirito e questo senso dell’azione venivano già indicati dai limiti territoriali del club Potenza Ovest, la città di Potenza, e dal simbolo che compare nel suo guidoncino, la Torre Guevara. La Torre Guevara è parte dell’antico castello cittadino la cui storia è incerta, poiché anche nell'”Istoria della Città di Potenza” (1673) compilata da Giuseppe Rendina, cui fanno riferimento i maggiori storici della città, mancano informazioni precise circa le sue origini. Forse l’edificio venne costruito sui resti di un’altra struttura fortificata, forse una struttura di detenzione. Di sicuro l’edificio è precedente all’anno mille o di quel torno, quindi di origine longobarda. Con molta probabilità la torre fu costruita precedentemente al castello, intorno al IX secolo, con una precisa ed autonoma funzione di vedetta e, soltanto dopo, sarebbe sorta intorno ad essa la struttura fortificata che l’avrebbe trasformata nel castello dei conti di Potenza, databile al X-XI secolo. La torre, posta all’estremità est del centro storico, ebbe nel corso del Medioevo grande importanza per la difesa dalle scorribande dei barbari e per il controllo della sottesa ansa fluviale del Basento dalla sorgente alla stretta di Albano. Data la sua importanza strategica, inoltre si suppone che la torre in origine fosse ben più elevata; il Riviello, infatti, narra dell’antico castello con la sua altissima merlata ed inaccessibile torre fatta logora e screpolata dal lavori dei secoli e dalla forza dei terremoti.
La storia del castello comunque è legata a quella delle casate che ebbero in feudo la città. Nel 1268, dopo la vittoria di Carlo I d’Angiò su Corradino di Svevia, la città, fedele a quest’ultimo, fu quasi distrutta ed il Castello, occupato dagli Angioini, fu tolto ai Conti e affidato ad un Regio Castellano. Durante il Medioevo la torre aveva la funzione di torre di avvistamento, o maschio,adibita alla funzione di avvistare i nemici grazie alla propria altezza e alla sua posizione strategica. Con la fine del regno angioino e l’arrivo degli Aragonesi, il re Alfonso concesse la città, divenuta contea, al fido Don Indico de Guevara. Tra i tanti padroni avvicendatisi alla guida della contea, i Guevara lasciarono segni tangibili della loro presenza mostrandosi partecipi alle vicende socio-politiche della città. Nel 1445 Indico de Guevara diede inizio ai lavori di ristrutturazione della cinta muraria di origine normanno-sveva, in parte distrutta e ricostruita già in età angioina; essa fu fortificata e dotata di numerose porte di accesso nonché di torri di avvistamento e di difesa. Dovrebbero infatti risalire a questo periodo la Porta de la Mendola, citata per la prima volta nel 1481, Porta San Luca e Portasalza. Quest’ultima, posta sul lato ovest del centro antico, si presentava come una struttura fortificata la cui mole faceva da contrappunto a quella della torre. Altre opere riconducibili ai Guevara sono la ristrutturazione del palazzo del Seggio, la ricostruzione del chiostro duecentesco di San Francesco nonché del convento e della chiesa di Santa Maria del Sepolcro, luogo di culto prediletto e cimitero dei conti. Inoltre verso la fine del Quattrocento terminato il nuovo palazzo comitale, commissionato dai Guevara stessi, il castello perderà l’originaria funzione di residenza e verrà abbandonato. In seguito e fino al 1612, questa costruzione, non più curata, servì ad un ordine di Frati Cappuccini per ospizio. Quando poi Don Alfonso de Guevara, sesto conte di Potenza, diede in sposa sua figlia Beatrice a Enrico di Loffredo, la città, che costituiva la dote nuziale, passò ai Loffredo. Nel 1621 Beatrice de Guevara donò l’antico castello ai Frati Cappuccini di San Carlo ad eccezione della torre, che i conti vollero tenere per sé. Più tardi, nel 1626, il conte Carlo di Loffredo, figlio di Beatrice, lasciò ai frati una somma considerevole a condizione che nel castello fondassero una chiesa ed un monastero. Soltanto nel 1810 il castello fu tolto ai religiosi e adibito a sede dell’Ospedale San Carlo, con Decreto del re di Napoli Gioacchino Murat. La storia successiva ai Guevara non presenta un periodo di stabilità per un ben lungo periodo e, tale è il valore di questa epoca che, una delle relativa all’origine della festa del Patrono cittadino, San Gerardo, afferma che la tradizione della sfilata dei Turchi risalga al 24 giugno 1578, data in cui il conte Alfonso de’ Guevara giunse in città. Il popolo organizzò una grande festa e attese il conte vicino al fiume Basento, ai piedi della città. Vennero edificati tre castelli evenne simulata una battaglia con i turchi i quali vennero sconfitti e presi prigionieri. Quest’ultimo gesto voleva ricordare la battaglia di Lepanto del Questa Torre che ha mantenuto il nome della Famiglia Guevara, simboleggia quindi l’integrazione tra i cittadini e coloro che vi sono giunti, anche se da conquistatori, l’interesse per la città e la sua valorizzazione. Sono questi i valori che il club vorrebbe rappresentati dal suo nome che, quindi dovrebbe modificarsi in Rotary Club Potenza Torre Guevara, rendendo finalmente coerente il suo nome con la sua finalità di azione, il suoi limiti territoriali ed il rotary suo simbolo.

